Marche nelle La chiesa “Maria Assunta” di Silandro


1. La storia della chiesa

Lascio lo spazio agli storici passati e contemporanei che sicuramente meglio di me hanno saputo e sapranno ricomporre la storia del paese e della chiesa parrocchiale, mi limiterò a dare una breve descrizione storica sufficiente a supportare questa mia ricerca. La Val Venosta è ricca di chiese molto belle di una reale espressione della fede. Il paese di Silandro capoluogo della Venosta è di antica origine, è situato sulla riva sinistra dell’Adige non molto lontano dal confine svizzero (Tubre) ed austriaco (passo Resia). Le prime testimonianze le abbiamo intorno all’anno 1077, quando l’imperatore Enrico IV del Sacro Romano Impero donò al vescovo di Bressanone un borgo vicino a Silandro. L’antica parrocchia di Silandro, documentata a partire dal 1170, fu donata nel 1235 dall’imperatore Federico II all’Ordine Teutonico, al quale rimase fino al 18194 . La chiesa parrocchiale di Silandro subì gravi danni nel 1499 durante la guerra dell’Engadina e fu in seguito nel 1505 ricostruita in stile gotico. Il portale sul lato Nord è stato recuperato, sono stati utilizzati elementi architettonici antecedenti come la pietra centrale nel sesto acuto in cui è scolpita la data della costruzione, “1481”5. Invece la ricostruzione a tre navate, soffitti a volta, il coro ed il portale del lato sud sono stati costruiti dopo nemmeno un trentennio; troviamo, infatti, riportata la data “1533”. In questa ricostruzione partecipò il maestro tagliapietra Wolfgang Taschner6. Nel 1758-59 è stata ampliata la navata, modificato il coro, la sua linea fu convertita in stile barocco come tutt’ora appare. Troviamo la volta affrescata dal pittore Viennese Josef Adam Mölk (1714-1794). L’altare maggiore di stile neobarocco del 1908 raccoglie elementi d’altari precedenti, risalenti al XVI° e XIX° secolo. Il suo campanile adiacente, alto 92 metri, è considerato il più alto del Tirolo7. Affiancata alla chiesa parrocchiale troviamo la cappella mortuaria di S.Michele al cimitero, consacrata nel 15058. E stata oggetto anch’essa della presente ricerca, in merito alla nicchia porta lanterna situata nell’angolo nord ovest dell’edificio. Ad ovest della chiesa parrocchiale, troviamo il palazzo della commenda dell’ordine Teutonico. Il portale in marmo bianco del XIX° secolo riporta una croce patente, simbolo dell’ordine.

2. I rilievi Molte chiese ed altri edifici dell’Alto Adige riportano segni degni di attenzione: le marche di tagliapietra. Questo fenomeno era in parte dovuto alla presenza di maestri locali e all’esistenza di logge e gilde Tirolesi in legame con le grandi logge tedesche ed austriache. La chiesa parrocchiale di Silandro, “Maria Assunta “, riporta anch’essa una serie di marchi di scalpellini. Chi avrà l’opportunità di visitarla, oltre alla sua bellezza architettonica, manifestazione della fede e dedizione dei suoi parrocchiani, potrà inoltre accorgersi della  straordinaria bellezza estetica delle marche incise in questo favoloso e universalmente rinomato marmo bianco della Val Venosta. La seguente esposizione riguarda la presenza di queste marche e le loro rispettive caratteristiche. Il rilevo è iniziato ispezionando prima l’esterno e poi l’interno della chiesa. Tutti i marchi sono stati trovati all’esterno dell’edificio. Alla base del coro, nel lato sinistro, è presente una fonte battesimale in marmo bianco, sormontata da una magnifica edicola e cupola con statua raffigurante S. Giovanni Battista. La fonte reca la data di costruzione:’’1519’’ e la marca di un tagliatore di pietra, questo segno distintivo, con molta probabilità, può essere attribuito al maestro Caspar Reuter di Lasa9. Lo studio si è concentrato sul rilievo minuzioso di tutte le marche presenti sui muri e sui portali della chiesa, analizzando pietra su pietra. Siamo certi di non aver potuto identificare la totalità dei segni presenti nei siti, a causa in primis del degrado presente in alcuni punti, ed in secondo luogo alla difficoltà di accesso per via dell’altezza o per la preclusione di certi luoghi, come ad esempio è avvenuto nella cella campanaria; le aperture laterali della stessa sono state chiuse con delle reti per vietare l’accesso ai volatili. In questo caso specifico è stato solamente possibile intravedere e fotografare a distanza qualche segno presente. Troviamo la maggiore concentrazione dei marchi sui portali nord e sud, quasi tutte le pietre che li compongono sono segnate. La qualità dei marchi presenti sui portali e sull’acquasantiera è di gran lunga superiore a quella dei marchi trovati negli altri luoghi. Si comprende come siano stati eseguiti da maestri con cura ed attenzione, adoperando all’uopo attrezzi particolari. Sui portali, le incavature di molti marchi sono state dipinte con un colore nero, questo particolare non è necessariamente riconducibile all’iniziativa dello stesso tagliapietra. Le marche incise sulle pietre dei portali non sono sempre nella stessa posizione, perfettamente allineate, né sono orientate allo stesso modo, a volte sono rovesciate. Potremmo ragionevolmente ipotizzare che lo scalpellino avesse inciso la sua marca sulla pietra, prima di collocarla sul posto, per permettere il riconoscimento del legittimo autore oltre a rivendicare il relativo compenso, anche se non si può escludere una certa volontà di voler pubblicizzare il proprio operato. Come precisato nell’introduzione storica, il portale situato a nord è stato ricostruito nel 1505 con l’utilizzo di elementi architettonici preesistenti10, in effetti, si può notare la data ’’1481’’ riportata sulla pietra centrale del sesto acuto. Su questo portale troviamo le marche di un primo gruppo di tagliapietre, nei blocchi diritti di base, la marca n°2 e la marca n°3, nei blocchi curvati la marca n°1, e la marca n°4; sulla pietra di chiave del sesto acuto ritroviamo la marca n°2. Quest’ultima marca (n°2) è stata rinvenuta inoltre sulle pietre della nicchia porta lanterna appartenente alla Cappella mortuaria di S. Michele al cimitero, costruzione accorpata alla chiesa parrocchiale che, in effetti, fu consacrata nello stesso anno, il 1505. Il portale del lato sud e la porta quadrata della sacrestia situata nel lato nord sono stati edificati nello stesso periodo e, di fatto, riportano le stesse marche. Sul portale dove è incisa la data 1533 troviamo le seguenti marche: la n°5, la n°6, la n°7, la n°8 e la n°12. Sulla porta quadrata della sacrestia notiamo la seguente iscrizione “M.CCCCC.UND.XXVII.JAR” 1527, appare nuovamente la marca n°5 e la n°7; quest’ultima fu riconosciuta come la marca del maestro tagliapietra  Oswald Furter11. E’ interessante notare che le marche ivi citate presentano un carattere geometrico diverso da quelle incise sul portale nord e sulla nicchia della cappella di San Michele. Si può dedurre che sia avvenuta un’evoluzione nello stile; sono, infatti, trascorsi oltre vent’anni. Ritroviamo nella costruzione di tutti i muri perimetrali, sulle lastre di marmo, un terzo gruppo di marche: le n°9, n°10 e n°11 che si ripetono. Da notare che quest’ultime non sono presenti nei gruppi precedenti; la loro grafia è molto più semplice rispetto a quella delle marche appartenenti agli altri gruppi. I segni sono composti esclusivamente da linee rette ed oblique, non troviamo elaborazioni particolari come le code di rondine, tratti curvati, ecc…, si presume che su questi muri perimetrali operò un altro gruppo o categoria di tagliapietre. Bisogna tenere altresì presente che il periodo costruttivo di quest’ultima opera doveva essere ovviamente precedente agli altri lavori o addirittura prima della guerra dell’Engadina. Inutile ricordare che comunque la cautela è d’obbligo in questi casi. La presenza di queste marche e della loro caratterizzazione sulle diverse costruzioni, sono in un certo modo in relazione con le descrizioni storiche riferite alla chiesa parrocchiale di Silandro e all’annessa cappella di San Michele. Rassicura il fatto che questo modello possa in qualche modo offrire un modesto ma significativo apporto alla ricerca storica. Sono stati individuati altri segni incisi o dipinti sui muri, sui portali, sulle sculture e sui banchi della chiesa. Era consuetudine nel periodo medievale, per i mercanti, gli artigiani, le casate, le famiglie borghesi, utilizzare un marchio proprio molto simile a quello dei tagliatori di pietra. Questi graffiti di carattere devoto, o d’identità, sono da noi stati esclusi, non essendone l’oggetto di questa specifica ricerca.

3. Conclusione Come enunciato in precedenza, non è stato possibile rilevare la totalità delle marche a causa dell’inacessibilità di certi luoghi. Dopo l’individuazione di quelle presenti nei vari punti, sono stati eseguiti numerosi frottis, varie fotografie digitali, rilievi metrici sulle loro collocazioni. Le marche sono state riprodotte graficamente, numerate e posizionate sulle ricostruzioni grafiche delle varie parti dell’edificio, a loro volta specificate. E’ stata creata una tabella riassuntiva di tutte le marche, con il risultato complessivo riferito alla loro presenza nei diversi luoghi. Sono state individuate fino ad ora 67 marche, localizzate sui portali, sulle finestre, sui piani, sull’acquasantiera. I dati, infine, sono stati inseriti nel nostro archivio informatico. Questa ricerca è una parte del lavoro intrapreso da qualche anno in Alto Adige, nella Val Venosta e in alcuni archivi locali, dove abbiamo trovato del materiale molto interessante. Di questo argomento e attraverso tecniche diverse, se ne sono occupati ricercatori e storici del luogo che prima di noi si accorsero di questa realtà locale. Mi scuso fin da ora con coloro che, per ragioni conoscitive, non sono stati riportati nella bibliografia allegata. Per quanto riguarda l’avvenire, sarebbe interessante approfondire maggiormente questi argomenti con un qualche interessamento proveniente dal mondo universitario e accademico, attraverso l’organizzazione di tecniche di ricerca, di linee guida e di collaborazioni su larga scala, che altrimenti pochissimi singoli appassionati, ricercatori isolati non riuscirebbero ad ottenere. Un ringraziamento particolare lo rivolgo al Decano di Silandro, Dr. Josef Mair, al custode della chiesa parrocchiale, alla biblioteca Schlandersburg e al comune di Silandro.

4. Note e Bibliografia 4 Gioia Conta, I luoghi dell’arte, Provincia Autonoma di Bolzano, SB Ed.re, Bolzano, 1996, pg. 127. 5 Erika Kustatscher, Die Pfarre Schlanders,in Schlanders und seine Geschichte, Tappeiner Verlag, Lana(BZ) 1999,Band. I, pg. 131. 6 Erika Kustatscher, Die Pfarre Schlanders, cit., pg. 132. 7 Gioia Conta, I luoghi dell’arte, cit., pg .127. 8 Erika Kustatscher, Die Pfarre Schlanders, cit., pg. 131. 9 Hermann Theiner, Gaspar Reuter: Spätgotischer Steinmetzmeister im Vinschgau, Der Schlern, 1994/68, pg. 665-668 10 Erika Kustatscher, Die Pfarre Schlanders,in Schlanders und seine Geschichte, cit., pg.131. 11 Hermann Theiner, Vinschger Tauf-und Weihwasserteine, Schriften des Landwirtschaftlichen Museums Brunnenburg N.4, Druckerei Medus, Merano, 1991, pg. 65 12 Hans Wielander, Arte sacra a Silandro, Pluristamp, Bolzano, 1994. 13 Erich Egg, Kunst im Vinschgau, Tappeiner Verlag, Bolzano, 1992. 14 Erich Egg, Die Sterzinger Bauhütte, Schlern-Schriften, 139, pg. 1-139.

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